| CARBONE
- Con maggiore esattezza, il processo tecnico di cui ti avvali —
perché di vero processo si tratta nel tuo caso, e non soltanto
di semplice «procedimento» tecnico —, in che cosa
consiste?
ROMANO - Prendo il foglio bianco e automaticamente
comincio a tracciare il soggetto centrale, che di solito è
figurativo. Comincio col fare uscire le masse scure per arrivare
poi ai grigi più o meno chiari. Non vi è linea, il
tutto è affidato al « puntino »; raramente utilizzo
la linea, perché non amo circoscrivere, chiudere, e la linea
chiude, delimita. Il puntinato è ottenuto tramite pennini
rapidi, legnetti di varia misura. Durante la realizzazione, lo spazio
comincia ad accogliere tonalità e forme più o meno
volute, per poi finalizzarsi. Curo moltissimo l'equilibrio delle
masse, perché in me vi è un esagerato e programmato
ordine di tutto.
CARBONE - II tuo lavoro tende senz’altro
alla costruzione o « ricostruzione » di un'immagine
nuova, di un'immagine, soprattutto grafica, richiesta dai più
complessi meccanismi della visione contemporanea, da una retina
capace di più duttili, di più dinamici assetti visivi,
così come l'uso e l'abuso dei mass media oggi comportano.
ROMANO - Per la verità, io cerco
semplicemente di cogliere un determinato stato d'animo, un momento
della vita dell'uomo. Voglio trattare, in parte, anche i sogni di
tutti noi; ogni uomo ha una realtà ben precisa che si porta
dentro: allora, perché non tirarla fuori? E qui nascono i
diversi atteggiamenti dei soggetti che io tratto. Sono figure, come
tu stesso puoi vedere, ambigue, L'autoritratto, per esempio, dietro
la finestra da cui emergono in primo piano delle mani esageratamente
sproporzionate, producono nel contempo uno "strano" contrasto
con quella parte di tessuto astratto che si intravede dalla finestra
stessa. Quella figura è chiaramente insolita, nessuno si
mette dietro dei vetri di una finestra come a volersi nascondere.
E nascondersi da chi? In altre opere visi seminascosti in atteggiamenti
di fredda consapevolezza compaiono con altrettanta « ambiguità
»; in altre opere, corpi e visi femminili sono inquadrati
addirittura nelle loro più intime nudità e amalgamati
con alveari ed api, come a volere confrontare certi comportamenti
dell'uomo con l'ape.
CARBONE - Ecco, io volevo farti arrivare
a questo punto, a queste precisazioni che hanno un riscontro reale
con quello che ho detto prima a proposito dell'interesse che suscita
il tuo lavoro. E ciò mi conferma inoltre che nonostante il
sogno, i simboli e i meccanismi della nostra soggettività,
di cui tu parlavi poco fa, non ti hanno costretto a forzare il tuo
percorso grafico su possibili deviazioni, poniamo, surrealiste.
Questa eventualità avrebbe certamente svisato le tue intenzionalità
di origine. Non è così?
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