| Intervista
tra Francesco Carbone e Salvatore Romano
…CARBONE - Esatto. Poi c'era l'altra
tua considerazione, che è di merito, che entra cioè
nello specifico dell'opera d'arte. Tu parlavi della difficoltà
che il critico necessariamente incontra nel dover giudicare, valutare
un quadro o una scultura a motivo del suo incontro «occasionale»
con l'artista e le sue opere. Tu ritieni a questo proposito che
molte cose importanti gli sfuggiranno, perché il critico
— non essendo nella maggioranza dei casi un artista, un pittore,
uno scultore — difficilmente, secondo te, può penetrare
sino in fondo la conoscenza di un'opera.
Ma, ecco: abbiamo qui di fronte a noi una vasta gamma delle tue
opere più recenti, sulle quali, dopo un'attenta osservazione,
non si può non convenire che esse sono l'espressione di una
grafica particolarmente suggestiva e aggiornata, sia sul piano dell'esecuzione
tecnica, tutta affidata ad un gesto e a una manualità tattica
intelligentemente agita nelle strutture e infrastrutture del disegno;
sia in rapporto alla mobilità visiva e agli assetti simbolici
della stessa figurazione grafica. Io rispetto le tue convinzioni
ed è per questo che non voglio andare oltre nelle mie osservazioni
« critiche » sul tuo lavoro. Sono certo però
che non è difficile riconoscere in te un grafico, un disegnatore
di grandi capacità.
Nel volgere di un anno dalla tua mostra, hai raggiunto veramente
dei traguardi sorprendenti, affinando e approfondendo i dati costitutivi
della grafica odierna, i suoi impianti formali e la tecnica della
loro dinamica, dentro un supporto ideologico che completa l'interesse
del tuo disegno. Ma ora, parla tu.
ROMANO - Voglio dire prima di tutto, come
vedo la figura dell'artista. Secondo me è da smantellare,
da distruggere l'idea dell'artista che si siede a tavolino mezz'ora
al giorno; ti fa il bel disegnino, il bel quadro e poi ripiglia
all'indomani alla solita mezz'ora. L'artista è colui che
attimo per attimo vive la sua vita attraverso le proprie opere;
opere sudate, sofferte. L'artista non deve avere altri interessi
che l'arte. Questo lo voglio precisare perché io mi dedico
alle mie opere in qualsiasi momento della mia giornata, della nottata.
Lavoro intensamente: anche la scelta della tecnica testimonia questo
mio duro lavoro; lavoro che poi viene superato con il prodotto finale;
cioè, nel momento in cui l'opera viene realizzata, dimentico
la fatica sostenuta per realizzarla, contento del risultato raggiunto.
Ma dopo un po' di tempo sono nuovamente deluso dell'opera realizzata,
perché in me la voglia di andare avanti, di non fermarmi,
di andare oltre è molto forte. Questo è importante,
guai per chi si innamora delle proprie opere, perché questo
significa fermarsi; invece l'artista deve continuare ad andare avanti,
essendo soprattutto critico di se stesso, autocritico.
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