Perché a via Domenico Michelacci, nella borgata di Peretola anche la casa di questo fantasioso realista, di questo notturnista del colore, è particolare; un cortile medievale, una scala stretta ed erta dagli scalini tigrati che portano a ballatoi di mattoni affossati da passi secolari e a stanze di bambole, a mansarde, i cui tetti ti si ripiegano sulla testa e ti fanno camminare un po' curvo. Affisse a quelle pareti e mura, angiolesse e baciatrici di api, portatrici di seni, pubi e sederi come fiori che si condensino da un polline nell'aria boschereccia, spostano il rigore della famiglia senza capovolgerlo o annullarlo, fanno nuovamente pagana ma non eretica la antica cristianità dei rapporti coniugali. Una Firenze davvero diversa ha dunque trovato e festeggiato il vecchio viaggiatore in arte, al quale non è parso vero intrattenersi con una delle più recenti angiolesse di Salvatore, quella dal pube a puff, che allarga le braccia sulle ali come una Icarina; o con quella eseguita diversi anni fa - una immagine di donna il cui invito assume un che di sacro, per cui davvero qui sembra che tutte le mogli o le amate nostre abbiano, debbano avere le ali….
…Non c'è figura di questo popolo che resti secondaria nella casa di via Domenico Michelacci: come la fanciulla bionda, uno dei pochi lavori nei quali l'artista abbia ammesso, vicino al suo crear per punti, anche la linea, vestendo sommariamente il corpo nudo dell'angiolessa. Che scena originale e gentile, a cominciare dall'alitante atmosfera del fondo su cui spicca la donna in piedi, sorpresa dalla luce! Si copre alla maniera delle antiche statue, seno e grembo, accentuando così l'armonia di quelle forme. Le ali sono enormi, tanto assurde per la loro dimensione, quanto indiscutibili per la loro naturalezza, o meglio per il profondo convincimento con cui la bionda le porta, la bocca di silenzio, gli occhi che ti pensano.
Mentre talune opere del pittore sembrano puntare sulla evidenza quasi a concludere col fruitore che talvolta dire un nudo significa aver risolto per sempre i complessi, altre volte l'artista esprime, come accennavo, una ambiguità, nel ritrarre in una apparente semplicità, se non proprio innocenza di modi, la figura femminile, che innocente non è proprio.
Intendiamoci; se per esempio le fanciulline di Balthus non sono delle Lolite solitarie e casalinghe e sono prima di tutto e sempre delle creature appena uscite dall'infanzia smaniose, in virtù (o per vizio) della loro crescita inconsapevole, il pittore che le racconta è di altro avviso le fa ambigue, le rende oggetto di attenzione particolarissima; su quella loro intimità negletta e quasi asessuata la sua paternità è troppo soggettiva, il Maligno non gli permette nessuno onesto distacco di sentenze.


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